2013
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LEGA CICLISMO NAZIONALE COMMISSIONE BIKE TRIAL
BIKE TRIAL GUINNESS ITALIAN RECORD
Luogo e data di svolgimento: FIERA PARMA 15 SETTEMBRE 2013
Organizzazione: ASD AVIS CICLISMO ROSIGNANO
Si è svolta a Parma, presso il complesso fieristico, in occasione del Salone del Camper la 1^ edizione del BikeTrial Guinness Italian Record. Inizio ore 14,00 e premiazioni ore 18,00.
I 4 Record da affidare in questa occasione sono stati i seguenti:
Salto in lungo da fermo, Salto in alto con fettuccia, Salto in frontale su pedane, Salto in laterale sulle pedane.
Secondo quanto espresso nel Regolamento abbiamo avuto alla partenza due gruppi. Il primo under 13 anni ed il secondo over 13 anni.
Per i più giovani (Gruppo B) si è assicurato i quattro record Diego Crescenzi che ha effettuato i salti con le seguenti misure:
Salto in lungo da fermo con 157 cm
Salto in alto con fettuccia con 58 cm
Salto in frontale su pedane con 58 cm
Salto in laterale sulle pedane con 77 cm
Per i meno giovani (Gruppo A), Alex Guerra è stato il migliore sul salto frontale su pedana con 117 cm, superando detta misura al contrario di Dario Iacoponi ed Alessandro Allegretti che si sono fermati a 116 cm. Gli altri 3 Record sono andati ad Alessandro Allegretti con le seguenti misure:
Salto in lungo da fermo con 270 cm.
Salto in alto con fettuccia con 118 cm.
Salto in laterale sulle pedane con 126 cm.
Conclusioni.
Vorrei ringraziare i partecipanti alla 1^ edizione del Guinness di Bike Trial che viene ufficializzato dalla UISP e che mette dei punti di riferimento certificati secondo un regolamento ben definito. I ragazzi ce l’hanno messa tutta ma le dimensioni degli appoggi, le sole due prove per il tentativo, la stanchezza per i continui salti e la pressione di effettuare il record non hanno favorito misure superiori. In ogni caso i Record sono questi. Chiunque voglia tentare di superarli dovrà contattare la Commissione della Uisp per il Bike Trial.
Un ringraziamento particolare al Presidente Regionale Uisp Mauro Rozzi che si è adoperato insieme ai volontari dei Comitati Provinciali Uisp ed alla Direzione della Fiera di Parma per il successo della manifestazione. Come suol dirsi “ Buona la Prima” e ci vediamo al prossimo tentativo di superamento del Bike Trial Guinness Italian Record con data e luogo da definirsi.
Per il servizio fotografico ed il filmato visitate il sito ufficiale del Bike Trial Uisp/Biu ed ovvero: www.biketrialitalia.it
Massimo Iacoponi
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Siamo all’arrivo, con oggi chiudiamo questa serie di interviste nel mondo del Trialsin Italiano, ho deciso di lasciare per ultimo questo atleta, perché lui ha una carriera che abbraccia tutte le “ere” di questo sport, dall’inizio a oggi, perché è tutt’ora attivo nel panorama Italiano. Un ragazzo mosso da una passione che dura da 25 anni, nei quali ha collezionato ben 14 titoli Italiani, 1 vittoria in Coppa del Mondo e un secondo posto al Mondiale, alle spalle di un certo OT PI.
Classe 1970, Veronese D.O.C., potremmo chiamarlo l’Highlander del BikeTrial Italiano, lui è chiaramente Alberto Limatore e questa è l’intervista che ci ha concesso per le pagine di Bike Trial Italia.
A
_ Ciao Alberto! Allora inziamo anche con te dal principio, come ti sei avvicinato a questo sport e da dove hai iniziato per imparare?
Ciao, ho iniziato a sei anni, sulle discese di ghiaia scoprendo i “frenoni” (le sgommate con la ruota dietro bloccata). Il problema fu che all’epoca non distinguevo il freno anteriore, dal posteriore, per cui tornavo spesso a casa con ginocchia e mani grattugiate.
A dieci anni la mia prima bici da trial, una Montesa T10: una soddisfazione. Con questa la mia prima gara in occasione del Campionato del Mondo di Trial. I campioni dell’epoca erano i fratelli Barbero: fortissimi, a detta di tutti (io ricordo solo che si presentarono alla partenza della gara con gli stivali da trial). Due giri con zone molto semplici: salite e discese da fare pedalando. La mia prima vittoria.
Ero già in possesso di una moto da Trial; passione che mi fu trasmessa da mio padre, praticante e grande appassionato, ma preferivo andare in bicicletta, cercando di emulare i grandi atleti che con le moto superavano ostacoli impensabili. In occasione di una gara di Trial moto, vidi il campione europeo di Trialsin, lo spagnolo Andreu Codina: saliva da vasche colme d’acqua, girando e riscendendo senza mai cadere per poi salire su una scala: incredibile.
Da allora ho iniziato ad allenarmi con la convinzione di poter fare grandi cose con la bicicletta.
_ Arrivarono poi le gare e la carriera agonistica nel Trialsin: quali tipi di campionati hai vissuto, in che anni, con che bici?
A quattordici anni il mio primo Campionato Italiano, vinto all’ultima gara battendo il campione in carica. In quello stesso anno prese piede in Italia il BMT, che vide l’inizio di un periodo fiorente per questo sport con la nascita di club e associazioni sportive. Cominciarono anche i primi spettacoli, in occasione di gare di trial e nelle piazze di varie città, seguendo alla perfezione, ciò che dalla Spagna fecero per dare vita a questo sport, anni prima.
Partecipai al primo Campionato Europeo, che si svolgeva in sette Paesi Europei, con la partecipazione di sette piloti Italiani. Un’esperienza indimenticabile, ricca di soddisfazioni (quarto fu il risultato finale) e di fatiche; preziosa esperienza in preparazione della Coppa del Mondo 1985 a Jesolo, che vinsi nella categoria 15-16 anni, e classificandomi secondo assoluto. Nello stesso anno vinsi un altro Campionato Italiano assoluto e arrivai terzo in quello Europeo. Ebbi il mio primo contratto come primo pilota con la Torpado, gareggiando con la bicicletta firmata Alberto Limatore.
Nel 1986 decisi di correre per l’ultimo anno in bicicletta, per poi passare alla moto da trial. Vinsi ancora il Campionato Italiano assoluto, ma per un soffio arrivai secondo nel Campionato del Mondo, perdendo all’ultima gara per un solo punto.
Nei cinque anni successivi corsi con la moto trial, classificandomi secondo nel Campionato Italiano Junior, per poi passare alla categoria Senior, nella quale correvano i migliori piloti a livello Italiano. Partecipai anche a qualche gara del campionato mondiale, ma la passione per la bicicletta era talmente forte, da farmi abbandonare il trial moto per tornare al mio antico amore: la bici.
Dopo sei anni di assenza dalle competizioni fu parecchio difficile riprendere a gareggiare. Mi allenai per un anno con il pilota più forte in Italia, Pierpaolo Peterlini per apprendere le nuove tecniche.
Purtroppo, nell’estate del 1993 caddi e mi fratturai i processi trasversi (fascia lombare). Due mesi con il busto senza potermi allenare. Ripresi lentamente e con non poca fatica, ma nel 1994 rientrai nelle competizioni ricominciando a vincere le gare che si svolgevano in Italia.
Partecipai al Campionato del Mondo in Belgio e nella Rep. Ceca. Le gare erano molto più difficili di quando avevo smesso, ma la mia esperienza mi portò a classificarmi undicesimo.
Nel 1995 vinsi tutte le gare che si svolsero in Italia e andai al Campionato del Mondo in Spagna, classificandomi al dodicesimo posto.
Non contento del risultato, feci un anno di duri allenamenti e nel 1996 in Svizzera, giunsi settimo nel Campionato del Mondo. Un ottimo risultato, considerando che i primi cinque erano dei professionisti. Sempre primo in Italia.
E' il 1997 mi aggiudico il Campionato Italiano e in Svizzera conquistai le gare più importanti del loro campionato nazionale, pur correndo fuori classifica. Ad Avoriaz, in Francia, fui ottavo nel Campionato del Mondo.
1998: il campionato italiano si chiuse con una gara di anticipo. Gli organizzatori non fecero entrare l’ultima gara nel campionato e io, che non avevo partecipato a una competizione, pur avendo vinto tre gare su quattro fui secondo. Infatti il vincitore di una gara di biketrial prende 15 punti mentre al secondo classificato ne vanno 12. I miei 45 punti per le tre vittorie non furono abbastanza, perchè i quattro secondi posti di Belli gli attribuirono 48 punti. Fu quindi lui a salire sul gradino più alto a fine campionato.
Nel 1999, vinsi tutte e cinque le gare del Campionato Italiano e partecipai al Campionato di Avoriaz: una gara disastrosa che mi vide arrivare solo quindicesimo.
Anno 2000: compio trent’anni, quindici dei quali passati a fare trial sulla bicicletta. E l’esperienza infatti non mi tradisce. Vinco il Campionato Italiano e vinco la gara organizzata dalla Federazione Ciclistica !Italiana, come "Coppa Italia".
Nell’anno 2001, un grosso cambiamento nella bicicletta.
Smisi di usare la bici da 20 pollici e passai alla categoria 26, ossia con le ruote da mountain bike. Mi ci vollero più di quattro mesi per adattarmi e prendere la giusta confidenza. La bici era goffa, pesante e difficile da alzare. Ma già dalla prima gara i risultati arrivarono e nei mesi successivi lavorai per affinare la tecnica e cominciai a sentirmi sicuro sul mezzo. Otto mesi per abituarmi completamente. Alla fine fui primo assoluto nel Campionato Italiano B.I.U.
Dal 2002 al 2005 continuai a gareggiare con la bike da 26. Vinsi il Campionato Italiano e partecipai ad alcune manifestazioni a livello internazionale, classificandomi poi undicesimo al Campionato del Mondo.
Nel 2005 decisi di tornare alla bicicletta con ruote da 20 pollici, con la quale mi trovo tutt’ora molto meglio. Purtroppo però, a causa di una brutta caduta, dove mi ruppi zigomo e mascella, fui costretto a rimanere fermo qualche mese, saltando le competizioni. Ma la riscossa arrivò dal 2006 ad oggi, vincendo il Campionato italiano di Biketrial nella categoria Elite dal 2006 al 2011 compreso.

_ Di queste esperienze, sicuramente conserverai gelosamente un sacco di bei ricordi: qual è stato il momento apice, quello che ti ha dato più soddisfazione e che ancora oggi ti rende più orgoglioso?
I momenti più belli sono quelli dei tre anni dall 84 all 86 , dei quali ricordo con gioia e soddisfazione tutto quanto cio che ho fatto ed i sacrifici che mio padre ha fatto per seguirmi. Probabilmente la soffisfazione piu grande è arrivata dalla vincita della coppa del mondo del 1985, ma anche dal guinness dei primati che ho stabilito nel 1998. Un giorno, nel 1996, mi stavo allenando in un torrente in Valstagna (Bassano del Grappa). Vidi che all’inizio del fiume, vi era un’insegna che indicava “Calà del Sasso”. Mi informai e scoprii che era una scalinata di roccia, creata per trasportare il legname dall’altopiano di Asiago, fino a valle, evitando di pagare i dazi doganali. La scala, della lunghezza di 4 km circa e un dislivello di 700 metri, era la scala più lunga del mondo, con 4.444 gradini.
Da lì l’idea di battere il record di salita di una gradinata, con una bicicletta, senza mai appoggiare i piedi a terra, che realizzai nell anno 1998, salendo l'intera scala, senza mai appoggiare un piede a terra.
_ Mi parli un po’ dell’ambiente di quel Trialsin anni 80? Che aria tirava, quali erano i vostri stimoli, i vostri miti, i vostri obbiettivi o sogni. Come lo vivevi tu questo sport?
Sono anni indimenticabili, dove tutto era competizione/gioco/amicizia . anni nei quali ogni gara o ritrovo era una festa. Dove da un anno all’altro il livello di bravura saliva in maniera esponenziale. Dove ti trovavi a guardare l’ostacolo che l’anno precedente non riuscivi a fare e l’anno dopo nemmeno lo vedevi. Dove tutto era un sogno. Io adoravo questo sport, e tutt’ora lo adoro.
Non vedevo l’ora di partecipare, seppur con tanta agitazione, ad ogni gara.
Inizialmente i miti erano dei ragazzi spagnoli, tra i quali Ot Pi, Talavera, o francesi, quali Thierry Girard, Alain Girard, Pascal, ecc. e poi boh a quanto pare, tra i miti ci sono finito anche io senza nemmeno accorgermene.
_ Come vedi il BikeTrial oggi? Cosa trovi di diverso che ti piace e cosa invece non ti piace?
Probabilmente i ragazzi oggi vivono questo sport come lo vivevo io allora. Anche se la differenza sta nel fatto che mancano delle competizioni a livello regionale e quindi dei posti vicini a casa dove poter gareggiare. Mi piace comunque il fatto che sia rimasto un bell’ambiente, di festa e di ritrovo. Dove bene o male si è tutti amici e dove la competizione non è troppo esasperata.
_ Ci parli un po’ della tua esperienza con Torpado, com’era, come andava, che caratteristiche aveva meglio di altre o peggiori di altre e magari raccontaci un po’ di quegli anni che con Torpado arrivasti ai risultati migliori della tua carriera nel Trialsin?
Con torpado raggiunsi i miei massimi livelli, vincendo una Coppa del Mondo, arrivando secondo nel Campionato del Mondo e vincendo 2 titoli italiani e 2 coppe italia. Feci inoltre spettacoli in tutta Italia e anche all’estero. In particolare nel gennaio del 1986 andai a Los Angeles per presentare e diffondere questo sport, che in america non era ancora diffuso. Fu un successo, con interviste e uscite su vari giornali molto importanti. L’estate successiva poi due piloti californiani parteciparono per la prima volta al campionato del mondo di Trialsin. La bici era strepitosa, leggera e resistente. La mia in particolare montava già dei pezzi in titanio e degli accessori molto leggeri (si parla comunque di circa 11 kg). Ma la cosa incredibile era che con quella bici facevo cose che ancora oggi mi stupiscono, come per esempio la salita verticale di un muro alto 130 cm.
_ Alberto una domanda che ti fanno tutti, ma alla quale non dai mai una vera risposta: qual è il segreto che ti ha portato a mantenere sempre un livello tale in gara da permetterti tutte le tue vittorie, non ultime quelle degli ultimi anni, dove insomma l’età si sarà pur fatta sentire e dove magari altri atleti erano tecnicamente più avanti di te, ma comunque stavano dietro in classifica?
Non c'è proprio un segreto, c'è solo un piano di allenamento misurato sulla tua persona. Vi descrivo il mio tipo di allenamento in previsione di una stagione agonistica?
Durante l’inverno un’ora di piscina una volta la settimana per potenziale la respirazione, mantenere in allenamento la muscolatura e controllare il peso forma.
Una volta a settimana in palestra per sviluppare la forza esplosiva e due uscite con la bici da trial.
Iniziate con l’allenarvi gradualmente, partendo da sforzi minimi, evitando affaticamenti eccessivi. Allungate gradatamente i tempi di allenamento mano a mano che vi sentite più preparati.
Con l’inizio della primavera e la temperatura dell’aria più mite, sostituisco la piscina con della corsa a piedi o con delle uscite in mtb, per fare fiato. Inizio lentamente per poi forzare il ritmo, alternando dei tratti di corsacontinua con delle ripetute da 2 minuti circa. Questo mi consente di far fiato permettendomi così di “reggere i due minuti” delle zone di biketrial, che devo affrontare nelle gare.
Chiaramente questo è solo un programma di massima. ognuno dovrebbe crearsi il proprio metodo a seconda del tempo libero che ha.
Ma la cosa fondamentale è avere costanza, nella mia vita non ho praticamente mai smesso di allenarmi, non mi sono mai allenato tantissimo, ma sempre con costanza. e senza mai pause lunghe. massimo una settimana di pausa di inverno e 15 giorni d'estate…moltiplica il tutto per 25 anni e…eccomi qui.
E poi la voglia di vincere, di gareggiare per vincere non deve mancare.
_ Domanda Lubrano style: manca più Alberto Limatore alle gare o mancano di più le gare ad Alberto Limatore?
Bella domanda. A me le gare mancano, ma mi sto dedicando alla difusione dello sport in altro modo, facendo corsi per bambini, ragazzi o per chi lo desidera. Faccio anche spettacoli ed ora sto iniziando a dedicarmi allo sviluppo di una nuova bici. Quindi prima o poi tornerò sui campi di gara, ma da allenatore o da promotore. Vedremo.
_Domanda “scomoda”: Nei tuoi anni di carriera ti sei ritrovato a scontrarti con diversi “top” rider, sia nel Trialsin di allora, sia nel BikeTrial moderno, alcune di queste sfide sono andate a tuo sfavore, ecco vorrei sapere da una macchina da gara come te, quale tra queste è stata la peggior delusione della tua carriera per la quale ancora ti rode non averla spuntata?
Sicuramente la cosa che mi rode di più è stata la sfida al Campionato del Mondo del 1986, dove io e Ot Pi , dopo tre gare eravamo a pari punti . Chi fosse stato davanti all’altro all’ultima gara avrebbe vinto il Campionato del Mondo. E purtroppo ho perso. Ma pazienza. È comunque un bel ricordo.

_Ok Alberto, siamo in fondo, ora possiamo dire che hai una carriera che abbraccia praticamente quasi tutta la storia di questo sport, sei uno degli atleti più longevi, tra gare, show e i tuoi record, hai lasciato il segno un po’ dappertutto a tuo modo. Ci salutiamo con te che ci racconti, come pensa, pianifica o sogna un atleta del tuo calibro, con una carriera così lunga, per stare ancora sui pedali e porsi nuovi orizzonti?
Come vi dicevo sono sempre qua, sempre con un grande interesse per questo sport, che ancora non mi ha stancato e per il quale voglio fare ancora molto. Mi piace ed è la mia più grande passione, oltre che ad un mezzo lavoro. Quindi continuo ad allenarmi, con meno stress rispetto ad una volta e con più divertimento, pianifico i miei spettacoli, organizzo corsi. Per il futuro penso che la parte dell’inegnamento sia una buona opportunità, sia per me che per chi vuole imparare.
Intervistare Alberto richiederebbe un sessantina di domande almeno, potremmo star qui a parlare ore e ore della sua carriera, di questi 25 anni di sport e di BikeTrial. Insomma selezionare 10 domande per lui è stato più difficile che per altri. Alberto è presente e passato, è un pilastro di questo sport in Italia, specialmente nel mondo gare, dove lui è sempre stato una macchina da risultati e dove la sua presenza si è fatta più sentire, sotto ogni punto di vista. Alberto è un esempio di longevità atletica, perché a 40 anni e passa, era ancora li a dare del filo da torcere ad atleti ben più giovani e prestanti di lui. Un esempio di cosa sia la forza di volontà e autonomia di gestione. Alberto arrivava in gara da solo, faceva la gara da solo e se ne tornava da solo. Cosa voglio dire? Che non aveva aiuti da nessuno, si gestiva tutto autonomamente: nessuno che gli tenesse un occhio sul tempo (spettacolare il suo orologio digitale sul manubrio lo ricorderò per anni), nessuno che gli portasse la bici, lo aiutasse nelle rotture meccaniche, gli porgesse da bere o altro. Nessuna futile perdita di tempo e concentrazione.
Alberto è il risultato di un perfetto mix dato da costanza, allenamento, astuzia, efficacia. Tutti dobbiamo imparare qualcosa da Alberto se vogliamo che le gare siano il nostro modo di vivere questo sport.
Chi l’ha visto all’opera in zona, ha potuto capire perché. Ha potuto capire quanto è vasta e varia la sua esperienza, il suo modo di leggere le zone e di interpretare il singolo passaggio, portando dalla sua l’efficacia necessaria a vincere, piuttosto che inutili dimostrazioni di potenza o abilità. E’ sempre stato un freddo calcolatore e le esperienze fatte negli anni del Trialsin, confrontandosi con diversi atleti, alcuni dei quali “mostri sacri” del BikeTrial come OT.PI lo hanno forgiato e plasmato per essere una macchina da risultati attiva fino ad oggi. Alberto ha chiuso con le gare a 43 anni, vincendo ancora nella categoria Elite.
Vi confesso che mi sarebbe piaciuto poter parlare di più con Alberto a riguardo del Trialsin e di quegli anni che furono, ma in 10 domande dovevo per forza dare spazio a tutti i suoi 25 anni di carriera sportiva, era inevitabile.
Bene abbiamo finito, siamo all’epilogo, che dirvi spero di aver dato una buona lettura a tutti, di avervi dato informazioni nuove per quanto di un argomento “vecchio” e di aver fatto un buon servizio a Bike Trial Italia che mi ha voluto qui a scrivere per voi.
Il tutto è nato con l’intento di portare a galla un po’ di storia del nostro sport, di farvi conoscere chi erano gli atleti in Italia che lasciarono il segno in quegli anni, di sapere che grazie a loro e molti altri intorno a loro, oggi esiste questo splendido sport e continua a vivere nonostante sia una nicchia millesimale, in confronto ad altri “rami” del mondo ciclistico. E’ bene sapere che la storia di questo sport, non si ferma a quando avete iniziato voi, con i “miti” che vi circondano oggi, ma che prima di loro, ci sono stati Italiani che hanno portato il tricolore in alto a livello mondiale. Nel contempo penso sia stato interessante capire le differenze, e le cose in comune col BikeTrial di oggi, sapere che c’è chi ancora gareggia con questi cancelli da 15 kg, sapere che non è tutto morto e sepolto e che molto di come era allora si è trasmesso sino ad oggi.
Spero di essere riuscito nell’intento di farvi capire, che questo sport, al contrario di molti altri, è si competitivo ma si porta dietro una vena di “amicizia” che in molti altri non troverete e che mi permetto di dire, non deve essere rovinata. Non dico che si è come in una grande famiglia, le rivalità ci sono e ci saranno sempre, come le invidie e tutto il resto, ma è uno sport molto più sano di molti altri. Alla fine dei conti, noi tutti passiamo giornate a stretto contatto con la natura, cerchiamo di essere il meglio di noi stessi e questo fa di noi, qualcosa di ancora puro e sano. Che poi ci sia qualche elemento strambo, poco importa.
Chiudo con il solo piccolo rammarico di non aver potuto dare voce ad un grandissimo mito, un ragazzo che ha contribuito più di altri all’evoluzione del BikeTrial Italiano, ovvero Pierpaolo Peterlini (citato anche da Alberto durante l’intervista). Putroppo non mi è stato possibile raggiungerlo e non starò qui a dirne i motivi per ragioni di privacy, ma questa lista sarebbe stata più completa se ci fosse stato anche lui. Chi lo sa magari in futuro riuscirò a prenderlo in un momento migliore e portarvelo a conoscere.
Bene ragazzi, si chiude, è stato un piacere scrivere per voi, per Bike Trial Italia e basta con le frasi di commiato che son noiose. Un amico che ora fa Trial sulle nuvole, chiudeva sempre i suoi articoli su “Motocross” ( la rivista) con: “piedi sempre sulle pedane”. Mi permetto di riciclarla e vi dico “ piedi sempre sui pedali”.
Alla prossima.
- Andrea Marchi. -
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Il 15 Settembre 2013, a Parma, presso il "Fiere di Parma" in via Delle Esposizioni 393/a, si svolgerà il BikeTrial Guinness Italian Record 2013. La manifestazione, organizzata da AVIS Rosignano si svolgerà in collaborazione con UISP Nazionale e UISP Parma all'interno del quartiere fieristico durante "Salone del Camper 2013".
La partecipazione alla manifestazione è aperta a tutti i tesserati UISP ed è gratuita. I partecipanti avranno ingresso gratuito ai padiglioni ed all'esposizione ed un rimborso spese di viaggio riservato ai pre-iscritti (le modalità del rimborso spese, comunque limitato, saranno comunicate a breve), Diploma di partecipazione ed omologazione del Record.
La partecipazione è aperta a tutte le età ed a tutte le categorie secondo il seguente regolamento.
LEGA CICLISMO NAZIONALE COMMISSIONE BIKE TRIAL REGOLAMENTO BikeTrial GUINNESS ITALIAN RECORD 2013
SCOPO
Il BikeTrial Guinness Italian Record ufficializza quattro record legati ai movimenti tipici del Bike Trial. Il Record sarà valido fino a che non ne sarà certificato un altro con una distanza temporale di circa un anno.
PARTECIPAZIONE
La manifestazione è riservata ai soli tesserati UISP. La partecipazione è gratuita.
CATEGORIE
I concorrenti saranno divisi in due gruppi. Il Gruppo B fino a 12 anni ed il Gruppo A da 13 anni in poi.
TIPOLOGIA DI RECORD
I Record riconosciuti saranno per il superamento della fettuccia con salto in alto, appoggio sulla pedana con tecnica di laterale, appoggio della ruota dietro sulla pedana con tecnica di salto frontale e salto in lungo con misurazione sull’atterraggio della ruota dietro. Non sono ammessi appoggi di piastra centrale. Le prestazioni saranno valide solo se, immediatamente dopo l’appoggio delle ruote, non sarà appoggiato il piede.
MODALITA’ DI ESECUZIONE
Iniziano i partecipanti del Gruppo B e dopo che avranno terminato partiranno gli atleti del Gruppo A. In caso di errore si potrà ripetere il salto per una sola volta. La pedana di appoggio sarà di dimensioni 80 cm di profondità e 120 cm di larghezza per il salto in alto e viceversa per il salto frontale. Il turn over sarà ad eliminazione ed ovvero con salita graduale di 1,5 cm circa. Chi supera l’altezza passerà al turno successivo.
LUOGO DI SVOLGIMENTO
Per il 2013 il Bike Trial Guinness Italian Record si effettuerà il 15 Settembre c/o la Fiera del Camper a Parma con inizio alle ore 14,00. I partecipanti alla competizione potranno entrare gratuitamente ala quartiere fieristico.
Altri aggiornamenti su www.biketrialitalia.it oppure chiamare Massimo 348 3109475.
Iscrizione obbligatoria all’evento su www.biketrialitalia.it
PREISCRIZIONI
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Si comunica che per causa di forza maggiore la Coppa Italia BikeTrial 2013, prevista per il 15 settembre a Rosignano a cura dell'AVIS Rosignano, non verrà disputata. Pertanto la Coppa Italia BikeTrial 2013 è annullata.
Il 15 settembre 2013 si terrà un'altra manifestazione, il BikeTrial Giunness Italian Record a Parma, manifestazione aperta a tuttti i tesserati UISP ed a partecipazione gratuita. A breve tutte le informazioni sulla manifestazione sostitutiva.
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Ecco puntuale e graditissimo il video dell'ultima prova di Campionato Italiano BikeTrial svoltasi a Valgoglio il 11 Agosto 2013, grazie come sempre a Samuele Iacoponi per questo lavoro. Buona visione !

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Ecco il puntuale ed atteso report di Massimo Iacoponi sulla gara di Campionato Italiano BikeTrial svoltosi ieri 11 Agosto 2013 a Valgolgio (BG) in località Palva di Novazza. Buona lettura.
LEGA CICLISMO NAZIONALE
COMMISSIONE BIKE TRIAL
GARA BIKE TRIAL UISP/BIU VALEVOLE COME SESTA PROVA DEL CAMPIONATO ITALIANO 2013
Luogo e data di svolgimento: NOVAZZA VALGOGLIO ( BG)
Organizzazione: ASD DYNAMIC TRIAL
Condizioni meteo: PERFETTE
Ancora una volta il Dynamic Trial ci regala una bella manifestazione in un contesto unico.
Mentre l’Italia soffriva il caldo noi abbiamo partecipato ad una gara immersa nel verde della montagna con un clima che fino alle ore 13,00 prevedeva di indossare una giacca.
Bellissima la location con scritte di benvenuto ricamate sull’erba. Il numeroso pubblico ha fatto da cornice ed ha incoraggiato i ragazzi che si sono dati da fare sulle 8 zone da ripetere per tre giri.La zona indoor è stata costruita intorno ad un escavatore da 27 tonnellate mentre le altre 7 sono state costruite dagli instancabili Tosini, Michele e Mazzola sullo scosceso del monte tra alberi, terriccio, radici e pietre. Da notare che, a parte qualche eccezione, le penalità tra i primi tre di categoria , sono risultate molto vicine.
Gradita la partecipazione di due belgi che hanno partecipato nella categoria Elite vinta da Andrea Riva che si aggiudica i 200 euro del GP International. Presente anche una ragazza belga che ovviamente ha effettuato il percorso riservato alle Femine.
Il ristoro presso il centro di Valgoglio è risultato ancora una volta ricco e vario.
Tirando le somme della giornata possiamo affermare che “ ci dispiace per chi non è potuto venire”.
Abbiamo anche comunicato che il 15 Settembre non si terrà la Coppa Italia a Rosignano Solvay (LI) ma saremo a Parma alla Fiera del Camper dove si svolgerà il Guinness Italian Record. Regolamento ed info su www.biketrialitalia.it
Prossimo ed ultimo appuntamento del Campionato Italiano di Bike Trial 2013 il 6 Ottobre a Rieti dove si vedrà girare anche il Vice Campione del Mondo di Bike Trial il Ceco Vasek Kolar.
Per le classifiche, il servizio fotografico ed il filmato visitate il sito ufficiale del Bike Trial Uisp/Biu ed ovvero: www.biketrialitalia.it
Massimo Iacoponi

CLASSIFICHE
SERVIZIO FOTOGRAFICO
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Ecco alcune informazioni fornite dal MC Dynamic Trial in merito alla sistemazione alberghiera disponibile a Valgoglio nei pressi del Campo gara, in località Parva di Novazza:
Agriturismo Pirolo Alto, di Santus Donata a Novazza di Valgoglio, chiamare il numero 329 9280 927.
Bed & Breakfast Cà Rosei della Famiglia Pirola, via Aldo Moro, 2 in Frazione Novazza di Valgoglio 0346 42 059.
Presso la Sig.ra Pasquina è possibile mangiare ottima cucina locale chiamando il numero 340062880.

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L'estroso streeter spagnolo Guillermo Marin da qualche giorno ha reso disponibile gratuitamente la versione evoluta del suo BIKETRIAL GAME. Clicca per vedere il trailer.

Numerose le migliorie apportate, i comandi sono più precisi, è cresciuta la possibilità di scelta del mezzo tra 20", 24" e 26", le varianti di gioco sono nettamente maggiori:
c'è la possibilità di costruirsi la zona di allenamento piazzando gli ostacoli con la modalità bikepark, la sezione brakeless, quella street, la gara -indoor ed outdoor-, il confronto con le bici che hanno fatto la storia della disciplina e tante altre sfide...
Clicca qui per scaricare il gioco.
Gracias GUI!!!

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Se si dovesse scrivere un manuale di istruzioni sul "come organizzare una gara di BikeTrial" si dovrebbe descrivere la gara di Blansko del 27 e 28 Luglio 2013. Semplicemente perfetta !
Gli amici Cechi hanno realizzato un evento Mondiale nel più classico stile BIU con un'attenzione ai particolari ed una precisione assoluta. Le zone erano "ZONE", ad una prima analisi addirittura impressionanti ma poi fattibili per tutti i concorrenti pur facendo la dovuta selezione. Chi ha vinto qui ... ha vinto davvero. Sia nel gruppo B che ne Gruppo A si è visto un percorso gara che difficilmente si ha il coraggio di proporre; ma invece bisogna provarci: A Blansko si è visto il BikeTrial ! La zona 3 era lunga non meno di 70 metri con un dislivello in discesa di 25, solo arrivare in cima per entrare era una fatica. Complimenti a chi l'ha chiusa, compreso il nostro Allegretti.
Descrivere questi giorni in un articolo non è semplice, gli episodi sono tanti, ma tutti connotati da grande divertimento e passione per questo Sport, a detta di tutti i presenti la gara di Mondiale meglio riuscita di sempre. Bravi !
L'aspetto sportivo è descritto dalla Classifica di gara, inutile entrare nei particolari di una gara così complessa, la cosa migliore nel BikeTrial è leggere le classifiche. Sono l'essenza stessa del nostro Sport. Nella Elite si è parlato molto della cancellazione della zona 1 dopo che un passaggio è diventato impraticabile proprio mentre veniva percorso da Dani Comas. La direzione gara ha deciso in tal senso e anche questo fa parte di una "gara". Il risultato finale ha comunque premiato i migliori.
Il Team italiano si è comunque difeso, a partire dal quinto posto del piccolo Alessio Bonomelli nella Poussin, e dagli ottimi piazzamenti di Titli Simone, Diego Crescenzi, Matteo Golfarini nella Benjamin, Tombini Luca e Santini Nicolò nella Junior, Allegretti Alessandro, Daniele Gualeni e Daniele Castellaro nella Senior. Sicuramente tutti avranno tratto una grande esperienza da una gara come questa.
Torneremo ancora a parlare di questa gara, per ora ecco le Classifiche ed un servizio fotografico scattato da Matteo Golfarini e Claudio Tombini.
CLASSIFICHE DI GARA
CLASSIFICHE DI CAMPIONATO
SERVIZIO FOTOGRAFICO
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Appena terminato il Campionato Mondiale BikeTrial 2013 si torna in pista con la sesta prova del Campionato Italiano BikeTrial 2013 il giorno 11 Agosto a Valgoglio in provincia di Bergamo.
La collaborazione tra la Dynamic Trial ed il comune Bergamasco continua anche quest'anno nella preparazione di una delle gare ormai immancabili nel Campionato Nazionale BikeTrial.
La novità di quest'anno è il "Gran Premio Internazionale" le qui regole sono semplicissime: Se un pilota straniero si iscrive alla Gara, nella Categoria Elite, scatta il GP Internazionale con in palio 200 € per il vincitore. Un modo per incentivare la partecipazione dei piloti stranieri a questa bella gara.
Le zone saranno interamente naturali con una sola zona artificiale e saranno allestite ben 8 zone da ripetersi per 3 volte .... Yesss !!
Le iscrizioni sono aperte a tutti i tesserati UISP ed a tutti gli altri tesserati agli Enti della Consulta Nazionale Ciclismo.
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Torniamo on line nella settimana più hot per BTIU, siamo infatti in pieno svolgimento del Campionato del Mondo 2013 e dopo la tappa di Spagna siamo in attesa di vedere cosa succederà in Repubblica Ceka per capire come si chiuderanno le classifiche e chi vestirà la maglia iridata nelle varie categorie. Insomma settimana impegnativa più del solito, specialmente per alcuni di voi (forza azzurri) così ho pensato di farvi staccare un po’ la spina dalla tensione di questi giorni, con una buona (almeno spero) lettura rilassante.
Dopo aver salutato il tuttologo del Bike Trial mr. Moioli, ho rimesso in funzione la “bici da Trial del Tempo” mai più azzeccata di oggi questa storpiatura, dato che stiamo per andare a conoscere nientepopodimeno che Indiana Jones. Esatto Indiana Jones, non ho bevuto giuro, infatti questo era (è) il suo nickname dall’alba del suo primo approccio al mondo gare e tale è rimasto negli anni, ma poi ce lo faremo raccontare bene da lui questo “titolo”. Il mio nuovo testimone oculare di quel tempo lontano, si è fatto un po’ aspettare, desiderare, come i veri VIPS, ma per una buona causa: era a fare il “Camino de Santiago” in bici, una cosetta da nulla, ma appena rientrato si è attivato subito per rispondere alle nostre domande, dimostrando (e lo leggerete) un attaccamento al mondo Trialsin, per nulla tramontato.

Stavolta andiamo nella “city”, nella Milano che molto fece negli anni 80 per il nostro sport, per trovare un fotografo targato 1971, il quale, ha iniziato nel 1976 a fare Trialsin e per ora non si è ancora fermato. Ai suoi tempi (come mi piace scrivere “ai suoi tempi” perchè mi suona proprio da storia che si tramanda) correva per Trialsin Milano in sella a dei veri e propri gioielli, cosa che vedremo nel dettaglio durante l’intervista, fu poi anche atleta "Le Run", vi sto parlando diGabriele Carra e questa è la sua intervista:
_ Ciao Gabriele, ben tornato anche a te! Dunque iniziamo dal principio, ti va di raccontarci i tuoi primi passi nel mondo del trialsin, come ti sei avvicinato a questo sport e da dove hai iniziato per imparare?
Ciao a tutti e grazie Andrea per questa opportunità per conoscerci.
L’alba dei tempi e del Trialsin in Italia è tra il 1976 e il 1977 dove un gruppo di ragazzini, armati di biciclette modificate dai loro genitori, si cimentava ad emulare le gesta degli stessi. Sì, perché tutto questo si svolgeva quasi tutte le domeniche mentre i nostri padri partecipavano alle gare di trial di campionato italiano o regionale, e nel frattempo, néanche fossimo la banda dei ragazzi della via Paal ci producevamo in inseguimenti, salti, superamento di ostacoli, nelle zone limitrofe al Paddock. Tutto questo per 6/7 ore consecutive fino allo sfinimento o al K.O. tecnico (abrasioni, tagli, cadute, facciate …). In questa fase ho imparato prima il senso di libertà e poi si è creata una profonda sintonia con la bicicletta che per me è il prolungamento del mio corpo, sia fisico che affettivo.
_ Arrivarono poi le gare e la carriera agonistica: quali tipi di campionati hai vissuto, in che anni?
Nel 1984 cominciarono i Campionati Italiani (prima c’erano solo piccole garette sporadiche e improvvisate a corollario delle gare in moto) sull’ onda dell’incredibile movimento che, grazie a Pedro PI e alla sua Monty, si era creato in Spagna. Sono anni meravigliosi con 8/10 gare di C.I., 5/6 regionali, 6/7 gare di C.M.; si parla di gare di 6 ore con 3 giri x 15 zone non-stop (grandi organizzazioni, magari improvvisate, ma molto più professionali di quanto si potrebbe pensare).
La mia carriera agonistica in realtà è partita nel 1985, poiché il primo anno di gare sono arrivato praticamente ultimo o quasi. A quel punto qualcosa in me cambiò, capì che se volevo veramente far parte del movimento TRIALSIN mi dovevo impegnare molto di più. Presi ad esempio non un pilota ma mio padre Emilio, poiché lui aveva fondato ed era il Presidente del club TRIALSIN Milano (che contò nel 1985 la bellezza di 127 scritti) e organizzava varie gare di campionato italiano e regionale con passione e per questo era sempre amato e rispettato da tutti. Ebbene sì, mi allenai da solo tutto l’inverno tutti i giorni con ghiaccio e neve all-inclusive. Saltavo sulle rocce del Parco Sempione, quando trovavo una macchina incidentata ci saltavo sopra, gli amici si sdraiavano per terra per farsi saltare etc … Così giorno dopo giorno prese in me la consapevolezza che quando fai qualcosa per passione ti diverti e nulla ti pesa.
Si arriva così alla prima gara del 1985 e la metamorfosi è compiuta: il baco è diventato farfalla. Quell’anno arrivo terzo nel mondiale nella categoria infantiles e sono 11° assoluto nel campionato italiano, nel 1986 sono 5°, nel 1987 arrivo 2° e poi nel 1988 – 1989 - 1990 sono per tre volte campione Italiano assoluto.La possibilità vera di vincere il campionato mondiale categoria senior (over 19 anni), l’ho avuta nel 1990 quando all’ultima gara disputatasi ad Andorra eravamo in 5 a giocarci il titolo, ma senza cercare scuse, quel giorno non riuscii ad essere me stesso e sbagliai per mancanza di concentrazione (probabilmente la virtù più importante per un campione di trialsin: tanti sono capaci di fare un ostacolo, la differenza è farlo quando conta veramente!).
_ Di queste esperienze, sicuramente conserverai gelosamente un sacco di bei ricordi: qual è stato il momento apice, quello che ti ha dato più soddisfazione e che ancora oggi ti rende orgoglioso?
L’apice dei miei ricordi è stata sicuramente la gara di Bezzecca (TN), ultima gara del 1989, dove mi giocavo la conferma del titolo di campione italiano. Arrivai il sabato e vidi aldilà di ogni ragionevole dubbio che le zone non-stop erano state provate esattamente nei passaggi chiave (strisce dell’alluminio dei paracorona sui sassi!). Feci quindi un esposto alla Federazione quanto meno per cambiare i passaggi incriminati, ma per il quiete vivere si andò avanti come se niente fosse. Da questo capì che un mondo di crescita e amicizia come lo avevo sempre vissuto si era trasformato, come purtroppo avviene sempre più in tutti gli ambiti sportivi agonistici, in una situazione di banali invidie e giochi di quartiere. Se si pensa che eravamo 150 partenti al C.I. del 1984 e nel 1989 non arrivavamo a 40, ci si rende conto che qualcosa era profondamente cambiato.
E venne la domenica, il gran giorno. Alla fine del secondo giro eravamo in tre a pari penalità, ed è stato proprio al terzo giro, a seguito della rottura della catena, che feci la differenza poiché riuscii a terminare a zero una zona che nessun altro, anche con la catena, era riuscito a fare senza penalità. L’entusiasmo andò alle stelle e zero dopo zero finii l’ultimo giro vincendo a mani basse: sono nuovamente campione e capisco che, avvolte, ti succedono delle sventure solo per mettere alla prova la tua capacità di reazione e tirar fuori così chi sei veramente.
Secondo me se non avessi trovato le zone di gara già provate e se non avessi rotto la catena semplicemente non avrei vinto poiché non sarei riuscito a tirar fuori il meglio da me e di questo sono molto orgoglioso.

_ Mi parli un po’ dell’ambiente di quel “Trialsin” anni 80-90? Che aria tirava, quali erano i vostri stimoli, i vostri miti, i vostri obbiettivi o sogni. Come lo vivevi tu questo sport?
C’era l’entusiasmo delle start-up, c’era competizione sì, ma tutto era improntato sul onda della festa, che bello esserci! Mi ricordo di gare di campionato italiano ,come dicevo,con più di 150 partenti. Sono stati umanamente anni meravigliosi, poiché ogni pilota (ci siamo sempre considerati così anche se non avevamo il motore) coinvolgeva inevitabilmente padre e madre che, a loro volta, legavano con gli altri genitori. Questo diventava speciale al campionato mondiale dove diventavamo una carovana itinerante unita, neanche fossimo stati assunti da un circo. Grigliate tutti insieme alla sera, grandi piatti di pasta (grazie mamma!) al termine delle gare. Il nostro furgone camperizzato ospitava per un piatto di pasta non solo italiani ma tantissimi stranieri e ciò contribuiva, tra le altre cose, a creare un legame internazionale di reciproco rispetto tra ragazzi che condividevano la loro crescita umana, competitiva e affettiva insieme senza divisioni. Poiché in fila ad aspettare il piatto di pasta si era tutti uguali dal campione all’ultimo classificato. Si viveva così intensamente che più dei sogni e del futuro si godeva il presente fatto di gioia per il superamento di un ostacolo e di amicizia con i tuoi avversari che erano più compagni di viaggio che dei rivali. Si provava a migliorare la propria bici giorno per giorno in modo artigianale e forse, a volte, in modo un po’ ingenuo.
Il pilota più forte e intelligente che ho mai conosciuto è OT PI, che diventò anche mio grande amico a 360°. Figlio del fondatore della Monty, più volte campione del mondo, ma se penso a lui penso ad un ragazzo che è rimasto sempre modesto e mi ha insegnato tante cose sulle tecniche del Trialsin (la modestia è una grande qualità nei campioni!
_ Come vedi il biketrial oggi? Cosa trovi di diverso che ti piace e cosa invece non ti piace?
Non ho sufficienti ragguagli per poter parlare diffusamente del BikeTrial di oggi. La mia impressione è che l’aspetto ludico/esibizionista fatto di esercizi ginnici continui per il superamento degli ostacoli molto simili tra loro (come si faceva nelle esibizioni) abbia preso il sopravvento sulla guidabilità, sulla varietà del cambio tecniche e sull’aderenza in situazioni impervie/estreme. Non mi sembra che sia né meglio né peggio del Trialsin, solo differente. A livello di abilità, anche oggi, mi sembra di poter dire che ci siano dei piloti molto bravi e innovativi.
_ Mi parli un po' di Papà Emilio? so che ti ha regalato qualcosa di speciale, ti va di raccontarcelo?
Come ho già rimarcato mio padre Emilio Carra è stata una grande figura di riferimento per il TRIALSIN negli anni ’80. Lui, addirittura, mi ha sempre costruito a mano la bicicletta utilizzando molte idee innovative. Io d’altro canto, che a 15 anni ero già alto 1,85 x 80 kg ,non avrei mai potuto correre con la Monty poiché non mi sarebbe durata che pochi giorni. Così la mia bici non era certo la più leggera, ma non si rompeva mai. Parlando ad esempio di freni meccanici mio padre costruì un sistema a carrucola che permetteva di raddoppiare la frenata con metà forza (anno 1985). Già nel 1988 lui montò i primi prototipi idraulici della Magura non a due ma bensì a 4 pattini, nello stesso anno anticipò la stessa Monty montando la ruota posteriore da 2 pollici e ¾ e mi costruì un telaio in tubi Columbus Cr/Mo con sezioni ovali differenziate. Fin dall’inizio mio padre ebbe l’idea di forare i cerchi e utilizzare delle manopole stile spada Katana per non avere il problema dei calli sul fine manopola, queste due soluzioni ancora oggi sono utilizzate da tanti. Nel 1986 montò la forcella stile BMX intuendo che il doppio tubo era in un punto non sollecitato e quindi inutile, infatti adesso sono tutte così. Nel 1990 stava per costruire un telaio in titanio con tubi a spessore variabile in collaborazione con la REKTEK (Canada), si parlava di 0,39 mm! Questo rimase però solo sulla carta poiché alla fine del 1990 decisi di ritirarmi dalle competizioni. Mio padre è stato veramente speciale perché mi ha seguito in tutte le gare e mi ha portato, insieme a mamma Laura, ai campionati mondiali non solo facendomi la bici ma anche camperizzando il furgone Peugeot invece di farsi delle vacanze “normali”.
Avevo con me il progettista, il meccanico, il motivatore, l’allenatore, il consigliere e non meno importante lo sponsor come un pilota ufficiale. Il tutto in un’unica persona: mio padre Emilio.
_ Tu insieme a pochi altri sei stato uno dei precursori delle “esibizioni” di questo sport, come funzionava ai tempi fare un’esibizione di Trialsin?
Le esibizioni mi hanno permesso di girare l’Italia e l’Europa restando anche 15 gg da solo fuori casa già a 15 anni. Si spaziava dall’andare su RAI 1 da PIPPO BAUDO a “UNO SU CENTO”, allo spettacolo come testimonial per l’AVIS (Donazione Volontaria del Sangue), allo spettacolo sui tavoli alla festa degli Alpini etc. L’esibizione si svolgeva a volte insieme alle moto da TRIAL, ricordo con grande piacere i tanti spettacoli fatti con Sergio Canobbio, il più grande showman di TRIAL in Italia. Cominciai così dal 1990 a farlo con professionalità organizzativa, mi mettevo d’accordo con questa o tal’altra organizzazione, ricordo grande serietà mai perso soldi o tempo. Mandavo un elenco degli ostacoli: automobili, furgoni, tubi di cemento, pallets, bobine dei cavi Enel, tronchi, sassi etc, e in più allegavo eventuali disegni su come posizionare le zone.Il giorno prima dello spettacolo in loco si costruivano (le zone) attenti allo spettacolo più che alle difficoltà. Lo spettacolo vero e proprio era sempre un successo, primo perché era veramente una novità che pochi conoscevano e in secondo luogo perché coinvolgevo il pubblico nello spettacolo stesso. A volte facevo finta di sbagliare, saltando indietro, perché altrimenti sembrava tutto facile. Se superi un ostacolo dopo vari tentativi, il pubblico si coinvolge di più, c’è chi dice che ce la fai, chi dice di no e così si crea un legame. Insomma, fare spettacoli ed esibizioni è stato veramente un modo privilegiato che mi ha permesso di viaggiare divertendomi e di farmi le ossa nel mondo del lavoro autonomo.
_ Qual è l’aspetto fisico e tecnico che secondo te si è mantenuto invece invariato dal Trialsin di quel tempo al BikeTrial di oggi?
La preparazione fisica e la necessità che la bicicletta sia il prolungamento del proprio corpo.
_ Come dimostra la foto sopra, ai tempi c’è stato un periodo in cui tu eri incredibilmente invasato con Indiana Jones, tanto da tappezzare ogni cosa con adesivi, compresa la bici, avevi il cappello alla Indiana Jones ecc…dai ci raccontaci un po’ la verità su questa curiosità su di te?
Vado orgoglioso del mio soprannome INDIANA JONES.
Nella scena iniziale del film “I predatori dell’arca perduta” il protagonista fugge da una tomba Incas inseguito da un masso rotolante. Così successe che un masso staccandosi dal terreno mi insegui nella zona che stavo affrontando in una gara di C.I. e miracolosamente riuscii, sospinto dal masso stesso, ad uscire dalla zona senza penalità. Qui nacque il soprannome. Andai così a vedere il film e scoprii che I.J. faceva le cose per passione e non per vincere e alla fama e al successo anteponeva la gloria e l’onore. Mi trovai così rapito dall’importanza di queste parole che poi hanno segnato la mia vita che presi con gioia questo soprannome: INDIANA JONES.
_ Ti ringraziamo molto per il tempo che ci hai dedicato Gabriele, ci salutiamo con quest’ultima domanda: quand’è che torni a far due salti in bici da trial?
In verità, per fortuna, non ho mai smesso poiché faccio l’istruttore di TRIALSIN e Mountain Bike (free rider) alla scuola di trial della Valsesia (wwwscuolatrialdellavalsesia.it). Sono stato fermo però 3 anni poiché ho dovuto fare entrambe le protesi alle anche (non è stata colpa del TRIALSIN!). Adesso faccio anche viaggi in bicicletta, sono appena tornato da Santiago di Compostela dove mi sono ricordato che come nel TRIALSIN degli anni ’80 non è dove si arriva che è importante ma il viaggio in sé che conta e che rimane nel cuore. Per questo motivo il TRIALSIN è per sempre e ti ringrazio per avermi dato modo di parlarne.
Alla prossima e buen camino.

C'è bisogno che io commenti o dica altro su Gabriele, la sua passione e quel che ha rappresentato per tutto il movimento?
Colgo piuttosto occasione per fare un breve flash sul padre di Gabriele, per chi non conoscesse, il sig. Emilio è stato una sorte di "archimede" per il mondo del Trial motociclistico, introducendo nei prototipi assolute novità tecniche, che andarono poi ad equipaggiare alcuni modelli dei tempi. Si deve a lui poi il primo "cinquantino" da trial, il cui progetto fu seguito e realizzato per Garelli, ma collaborò con molti marchi davvero importanti del circus trialistico come Grimeca, Akront, Domino e MT.
Abbiamo letto dalle parole di Gabriele, quali furono le anticipazioni e le intuizioni che ebbe papà Emilio per le bici di Gabriele, le quali al mondiale venivano considerate come veri e propri modelli futuristici, tanto che alcune di esse ancora oggi rientrano negli standard base delle bici moderne. Anche io personalmente usavo i suoi freni a carrucola perchè li avevo su una delle mie prime bici ad esempio, ed erano una bomba per i tempi, considerando che si usavano i normali pattini in TELA delle bici da passeggio tipo la Graziella e ok che il mio peso era nettamente inferiore a oggi, ma la capacità di frenata era davvero efficiente.
Beh un grazie doveroso ad entrambi, per me e credo per ogni atleta o appassionato, sono tutti spunti per spingere sempre i propri limiti un po' più avanti, in qualsiasi macrosettore si operi, il BikeTrial non si deve fermare mai.
Vi aspetto al prossimo giro con un altro appassionante viaggio indietro nel tempo, chissà che magari il prossimo non lo chiamassero Dock...
- Andrea Marchi -
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Ecco il servizio fotografico della gara di Campionato Mondiale BikeTrial 2013 svoltasi ad Igualada (Catalunya) il 19 e 20 Luglio 2013. Le foto sono di Claudio Tombini; buona visione !

