Ed eccoci al secondo appuntamento con la bici da trial in versione “vintage”,  raccontato attraverso le parole di chi quel periodo l’ha vissuto stando sui pedali: gli atleti.  Nel nostro primo appuntamento siamo andati a scovare in quel di Liguria il primo di questi ragazzi, Luca Cera, che ci ha aperto la porta verso quel mondo e ci ha già raccontato di come il Trialsin fosse per loro qualcosa da “inventare” perché non esistevano mezzi di informazione veloce, come abbiamo oggi  e i termini di paragone erano molto rari, quindi i tempi per imparare erano molto più lunghi e ci voleva molta più pazienza di quella che ci vuole oggi per ottenere dei risultati.  Abbiamo iniziato a capire di come questo sport fosse considerato non solo un diretto discendente, ma un anticamera vero e proprio del Trial motociclistico,  verso il quale i più aspiravano di approdare per poter poi arrivare in alto ed avere una gratificante carriera.
Entriamo nel vivo di questo secondo episodio e lo facciamo lasciando la Liguria, dirigendoci a nord verso Mazzè,  comune della provincia di Torino nel quale dimora uno dei più grandi atleti italiani di Trialsin di sempre.  Allora era “solo” un ragazzino, ma sicuramente coi fatti ha dimostrato di avere la stoffa dei grandi big:  4 volte Campione del Mondo, 6 volte Campione Italiano, atleta rigorosamente fedele a Monty, classe 1976, direttamente dall’allora “Team Bici Trial Torino”, oggi vi faccio conoscere Marco Monateri :

 _ Ciao Marco, bentornato anche a te!  come con Luca anche con te torniamo subito indietro negli anni:  ti va di raccontarci i tuoi primi passi nel mondo del Trialsin, come ti sei avvicinato a questo sport e da dove hai iniziato per imparare?

Allora i miei primi passi nel mondo del Trialsin risalgono al 1982, mio padre appassionato di Trial in moto mi ha portato a vedere il Campionato del Mondo di Trial Indoor a Torino, tra una manche e l'altra c'era il francese Thierry Girard che con la bicicletta faceva gli stessi ostacoli che venivano superati dalle moto. Mio padre vedendomi molto interessato alla cosa prese subito contatti con i fratelli Barbero che praticavano questo sport e da li è cominciata tutta la mia carriera.

 

_Arrivarono poi le gare e la carriera agonistica: quali tipi di campionati hai vissuto, in che anni, con che bici?

Ho incominciato con il Campionato Italiano nel 1983, nel 1984 Campionato Italiano e Mondiale, fino al 1989 sempre partecipando sia all’Italiano che al Mondiale con la bici Monty.

 _Di queste esperienze, sicuramente conserverai gelosamente un sacco di bei ricordi: qual è stato il momento apice, quello che ti ha dato più soddisfazione e che ancora oggi ti rende orgoglioso?

Sicuramente l'ultimo Campionato Mondiale vinto all'ultima prova in Italia all' Idroscalo di Milano, vincerlo proprio in Italia è stata un’emozione grandissima.

 

_ Mi parli un po’ dell’ambiente di quel Trialsin anni '80? Che aria tirava, quali erano i vostri stimoli, i vostri miti, i vostri obbiettivi o sogni.  Come lo vivevi tu questo sport?

L'ambiente del trialsin era molto amichevole, eravamo quasi una famiglia, poi quando si entrava in clima gara l'agonismo veniva fuori. Come ho detto prima il mio idolo quando ero piccolo era Thierry Girard, poi col tempo è arrivato Ot Pi e anche Ribeira.

 

_ Come vedi il BikeTrial oggi? Cosa trovi di diverso che ti piace e cosa invece non ti piace?


Oggi iuesto sport è molto diverso, le tecniche sono cambiate moltissimo ed è molto più spettacolare. Del Bikerial di oggi non so cosa non mi piace sinceramente, perchè non frequento più l'ambiente e quindi capirai se preferisco evitare di parlare o commentare cose che non seguo in modo diretto. Sarebbe un’errore no?

 

_ Torniamo a te Marco. Lo sport del Trialsin, rinominato poi dal 1992 BikeTrial, è stata la più grande fucina di “super” campioni sia di bici, che di moto da Trial. Cosa provi oggi a pensare di esserti scontrato in qualche modo con pezzi di storia del Trial?

Beh onestamente sono molto contento di essermi battuto con grandi campioni tipo Colomer, Crosset e altri ancora, ripensandoci è una bella soddisfazione esserseli messi dietro in classifica.

 _ Quale rapporto ha oggi Marco Monateri col mondo del Biketrial, solo bei ricordi o pratichi ancora? 

Purtroppo sono solo dei bei ricordi.

 

_Cosa ti sentiresti di consigliare, alla luce dei tuoi risultati e delle tue esperienze, a una nuova leva che sogna di diventare un Campione del Mondo come lo sei stato tu?

Il Trialsin di allora, come il BikeTrial di oggi è uno sport molto difficile e faticoso, bisogna applicarsi molto per ottenere dei risultati, non basta avere la bici giusta, ci vuole molto allenamento e volontà, allora i miglioramenti si vedono e poi anche i risultati.

 

_Ed eccoci alla domanda scomoda:  hai scelto poi di passare al mondo delle moto da trial, con discreti risultati, ma forse non quelli in cui speravi tu:  scelta sbagliata?

No non è stata la scelta sbagliata, fino alla categoria senior sembrava fossi molto portato anche per la moto,poi non so neanche io cosa sia successo ma non sono più migliorato,forse perchè l'allenamento non era più sufficente o forse le troppe “botte”che ho preso in moto mi hanno un po' fermato comunque sono abbastanza contento anche della mia carriera motociclistica.

 

_Ok Marco, ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato, prima direttamente in bici e oggi qui a parlare con noi, salutaci svelandoci un piccolo segreto: qual’era la frase, la spinta psicologica, che Marco Monateri si ripeteva in gara per motivarsi, per vincere?

 Quando entravo in una zona il mio pensiero era di non mettere giù i piedi e fortunatamente il più delle volte ci riuscivo,sembra una sciocchezza ma questo pensiero mi ha portato a vincere 4 Campionati del Mondo.

 

Marco ha dimostrato ancora oggi dopo tanti anni, attraverso le sue risposte brevi e dirette, quale fosse il suo atteggiamento personale verso questo sport e  l’agonismo: un ragazzo che sicuramente preferisce il fare al dire. Dalle sue risposte è facile fare un collegamento con quello che era il Marco di quei tempi: un ragazzo forse un po’ silenzioso, ma che nel momento della gara trasformava i suoi silenzi in grinta ai massimi livelli, tanto da consentirgli di portarsi a casa 4 titoli iridati. Grazie a Marco abbiamo ancora una volta avuto la conferma a riguardo della discendenza che si respirava dal mondo motociclistico, ma soprattutto ci ha ribadito che l’attaccamento agonistico era molto sentito, specie nel confronto diretto, nonostante poi l’ambiente al di fuori del momento gara fosse molto amichevole, addirittura familiare. In questo direi che le cose si sono mantenute intatte fino ad oggi e che nulla è cambiato. 

La prossima volta parleremo con un altro atleta Italiano noto a molti, soprattutto a chi se lo ritrovava come avversario in gara, che ha lasciato indelebile il suo nome nelle pagine del BMT italiano negli anni '80-'90. Ci faremo portare da lui ancora una volta indietro nel tempo per scoprire nuovi interessanti aspetti delle nostre radici sportive.

Stay tuned. 


NOTA "PERSO-EMOZIONALE": incredibilmente senza saperlo, Marco mi ha inviato questa foto scattata a Verzi (SV) durante una gara di Campionato Italiano. Quel ragazzino in giacca di jeans e mani in tasca sono io in uno dei miei primi incontri con questo sport e a quel tempo, lo confesso, Marco Monateri era uno dei miei idoli, grazie Marco per il bel regalo.

- Andrea Marchi - 

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